
In corso
XVI Edizione 2026 — Preferiremmo andare fuori strada
19–22 novembre 2026 — Milano
- Edizione
- XVI — 2026
- Sedi
- Fondazione Galleria Milano · Cartoleria e Tipografia Bonvini 1909 · Piscina Mincio
- Curatela
- Thomas Ba, Rita Duina, Edizioni Brigantino, Laura Lamonea, Lino Palena, Tommaso Santagostino
Video Sound Art Festival presenta la XVI edizione, intitolata Preferiremmo andare fuori strada, in programma dal 19 al 22 novembre 2026 presso Fondazione Galleria Milano, Cartoleria e Tipografia Bonvini 1909 e la Piscina Mincio.
Quattro giorni di installazioni, performance, un public program e una sala cinema nel quartiere di Lodi-Corvetto.
Aprire uno spazio non coincide sempre con il renderlo accessibile, così come chiuderlo non implica un’esclusione. Gli interventi urbani ricordano i remake dei grandi film, celebrano potenziali utopici ma ne svelano le contraddizioni.
Preferiremmo andare fuori strada è il titolo della XVI edizione del festival che, dopo due anni, torna nel quartiere Lodi Corvetto di Milano, post Olimpiadi.
La precedente edizione assumeva la casa come dispositivo critico per riflettere sulle dinamiche di appartenenza ed esclusione. Preferiremmo andare fuori strada prende atto di un’esperienza sempre più precaria e spesso fuori posto dei corpi nello spazio urbano, come effetto di processi economici, politici e culturali che ne condizionano l’accesso.
Attraverso pratiche artistiche e momenti di incontro il festival si propone di sospendere temporaneamente le canoniche funzioni assegnate ad alcuni luoghi del quartiere. Indaga il potenziale di incontri inaspettati, di nuove geografie che la condizione urbana può attivare quando sguardi, pratiche e poetiche artistiche, pedagogiche e conviviali convergono.
Negli ultimi quindici anni Video Sound Art ha costruito percorsi educativi ed espositivi in numerosi spazi della città, ciascuno abitato da una propria comunità. Il processo di creazione delle diverse edizioni è sempre stato preceduto dalla costruzione di una relazione tra artisti, operatori e chi vive quotidianamente questi luoghi: un’operazione spesso critica, talvolta faticosa, ma capace di testare la validità dei progetti e anche di metterli in discussione.
Per rendere visibili le molteplici forme dell’abitare la città, con questa XVI edizione del festival il collettivo vuole andare fuori strada, sottraendosi all’idea che esista un unico modo corretto di partecipare. Vorremmo rinunciare, almeno temporaneamente, alla pretesa di chiudere i discorsi, di mettere tutti i punti alla fine delle frasi e prenderci la libertà di andare fuori strada
Per la XVI edizione, Video Sound Art Festival si apre a una dimensione curatoriale collettiva. Un gruppo di artisti, ricercatori e curatori sono chiamati a condividere processi, responsabilità e visioni. Curatela come spazio condiviso, come esercizio di ascolto reciproco.

Le sedi e i progetti
La XVI edizione ospita installazioni, performance e interventi artistici di Cem A., Ode de Kort, Michele Di Stefano, Edizioni Brigantino e Lucia Pescador e uno screening program con opere video di Ila Bêka, Meriem Bennani, Jordi Colomer, Thomas Hirschhorn, Marta Innocenti, Florence Lazar, Louise Lemoine, Randa Maroufi, Uriel Orlow, Nicola Pellegrini, Ottonella Mocellin.
Scopri i progetti divisi per sedi:
Edizioni Brigantino e Lucia Pescador
La cucina di Olivia
Installazione complessa
Edizioni Brigantino e Lucia Pescador presentano La cucina di Olivia. L’intervento nasce dal desiderio di creare uno spazio di incontro tra le opere di Pescador e una nuova configurazione espositiva, capace di accogliere il pubblico in una dimensione intima e domestica.
L’installazione sarà allestita accanto alla sede storica di Bonvini 1909, negli spazi dell’ex bar, ancora privi di una destinazione definitiva e si sviluppa attraverso piccoli ambienti senza porte, progettati da Edizioni Brigantino come luoghi di passaggio, sosta e relazione. Le strutture dialogano con le opere di Pescador. Il titolo La cucina di Olivia riprende quello di un’opera dell’artista e suggerisce uno spazio domestico inteso non tanto come ambiente definito, quanto come luogo della memoria e delle relazioni.
Il progetto riprende e rilegge una mostra di Pescador realizzata nel 2014, durata quattro giorni e concepita come un momento di incontro e di partecipazione, prima dei lavori di restauro che hanno interessato la cartoleria. La nuova installazione si propone come una riattivazione di quella esperienza
Una delle strutture ospita un monitor che trasmette A mano libera (2023), documentario di Judith Du Pasquier dedicato a Lucia Pescador, che accompagna il progetto offrendo uno sguardo sulla pratica dell’artista.



Valentina Berardinone,
Eventi
Super8, b/n, 5′
Courtesy: Archivio Valentina Berardinone, Milano e Fondazione Home Movies, Bologna
Nei primi lavori cinematografici dell’artista la scala viene utilizzata come “dispositivo del potere” e come metafora di un sistema socio-politico inesorabile che esclude ogni via di fuga. All’interno di questa produzione sperimentale, riscoperta e valorizzata anche grazie al progetto “Art & Experimental Film” della Fondazione Home Movies, Eventi rappresenta il culmine e il capitolo più esplicitamente politico del ciclo. Ritornando all’idea dell’evento ripreso infinito già al centro del primo film dell’artista, Silent Invasion, in Eventi sostituisce alle scale anonime dell’opera precedente con la scalinata del Palazzo di Giustizia di Milano. Lungo i suoi gradini, Berardinone fa rimbalzare una sfera nera che evoca una palla al piede, trasferendo la riflessione dallo spazio indeterminato dei lavori precedenti a quello pubblico e monumentale dell’istituzione giudiziaria. Nel pieno del fervore politico dell’Italia degli anni Settanta, l’opera esplicita la natura della scala come palcoscenico e gerarchia del potere statale, istituzionale e sociale, che priva i corpi di un’effettiva libertà di movimento.

Cem A.
Spoken Panorama
Performance e installazione
Spoken Panorama è un progetto di mappatura discorsiva che si colloca tra la performance e l’installazione. Nel corso del festival, l’artista registrerà gli interventi del programma pubblico, elaborando una mappa semantica per ciascuna discussione. Attraverso un software da lui sviluppato, ogni conversazione viene suddivisa in brevi enunciati e collocata all’interno di uno spazio semantico a 1024 dimensioni. Analizzando gli enunciati lungo queste dimensioni, il programma individua connessioni basate sui significati anziché sulle singole parole e rivela dinamiche conversazionali altrimenti difficili da cogliere. Tali mappe saranno stampate sotto forma di poster ed esposte presso la Fondazione Galleria Milano per tutta la durata del festival.
Nell’ultima giornata, Cem A. rifletterà sulle mappe e sui discorsi emersi durante la manifestazione, affiancato dagli antropologi Rita Duina e Tommaso Santagostino.
In occasione del festival la sala espositiva di Fondazione Milano si trasforma in una sala cinema che ospita uno screening program e il public program.
CNAP – Centre national des arts plastiques
Tra i film in programma, una selezione di opere provenienti dalla collezione del Centre national des arts plastiques (Cnap) di Parigi, collezione ministeriale francese nata durante la Rivoluzione francese, frutto della ricerca sviluppata dalla curatrice Laura Lamonea nel 2023.

Ila Bêka, Louise Lemoine
Koolhaas Houselife
2007 -2008
Video HD, colore, suono, 58’
Primo progetto della serie “Living Architectures”, “Koolhaas Houselife” ritrae uno dei capolavori dell’architettura contemporanea. L’opera video ripercorre la visita della Maison de Bordeaux, conosciuta anche come “Villa Lemoine”, progettata nel 1998 a Bouliac dall’architetto olandese Rem Koolhaas per Jean-François Lemoine. Il film permette allo spettatore di entrare nell’intimità quotidiana della casa attraverso le storie e le faccende quotidiane di Guadalupe Acedo, la governante, e delle altre persone che si prendono cura dell’edificio.

Meriem Bennani
Party on the CAPS
2018
Video HD, colore, suono, 25’08”
Party on the CAPS si svolge in un mondo trasformato dal progresso biotecnologico e dalla teletrasportazione, divenuta il nuovo mezzo di trasporto. Un coccodrillo di nome Fiona racconta la vita su CAPS, un’isola situata nel mezzo dell’oceano Atlantico, dove rifugiati e immigrati che hanno attraversato mari e frontiere in modo considerato «illegale» vengono detenuti dallo Stato.

Jordi Colomer
Medina – Parkour
2013
Video HD, colore, senza suono, 3’05’’
L’opera nasce durante una residenza dell’artista a Tetouan (Marocco), l’ex capitale del protettorato spagnolo. L’artista mette in scena se stesso sui tetti della medina di Tétouan. Il carattere temporaneo della medina, insito nella sua configurazione urbana, influenza anche la molteplicità delle forme e delle narrazioni che la strutturano. Colomer propone una riflessione sui limiti e sugli usi di uno spazio regolato da leggi non scritte.

Thomas Hirschhorn
Deleuze Monument
2000
Video Betacam SP, 30’22”
Deleuze Monument documenta il progetto realizzato da Thomas Hirschhorn nel quartiere Cité Champfleury di Avignone, dedicato al pensiero del filosofo Gilles Deleuze. Attraverso la costruzione di un monumento temporaneo e il coinvolgimento diretto degli abitanti, il video riflette sullo spazio pubblico e la partecipazione della comunità. Il monumento diventa un dispositivo relazionale, capace di attivare forme di confronto, condivisione e produzione collettiva di significato.

Florence Lazar
125 hectares
2019
Video HD, colore, suono, 33’25”
125 ettari è la superficie dei terreni occupati illegalmente dal 1983 da un collettivo di agricoltori a Morne-Rouge, nel nord della Martinica. Véronique Montjean, membro fondatore del collettivo, racconta la storia dell’occupazione, nata per contrastare lo sviluppo di progetti immobiliari che avrebbero ridotto i terreni coltivabili dell’isola. Il collettivo promuove un’agricoltura di sussistenza basata sulla biodiversità, attraverso la rotazione delle colture locali, opponendosi alla monocoltura di banane imposta dalla Francia, che ha portato all’inquinamento di suoli e fiumi per l’utilizzo di insetticidi cancerogeni.

Randa Maroufi
Le Park
2015
Video HD, colore, suono, 14’
Le Park si configura come una lenta passeggiata in un parco divertimenti abbandonato nel cuore di Casablanca (Marocco). Il film si concentra sui giovani che frequentano questo luogo. La telecamera di Randa Maroufi coglie di sorpresa gruppi di giovani occupati in azioni differenti i cui movimenti appaiono congelati nel tempo.

Uriel Orlow
Imbizo Ka Mafavuke (Le Tribunal de Mafavuke)
2017
Video HD, colore, suono, 29’52”
L’opera è un documentario sperimentale ambientato ai margini di una riserva naturale a Johannesburg. Il film mostra i preparativi per un tribunale popolare in cui guaritori tradizionali, attivisti e avvocati si riuniscono per discutere di conoscenze indigene e bioprospezione. L’industria farmaceutica è giunta a considerare la medicina tradizionale come una fonte per l’identificazione di nuovi agenti bioattivi che possano essere utilizzati nella preparazione di farmaci sintetici. I protagonisti del film assumono ruoli diversi, mentre i fantasmi di esploratori coloniali, botanici e giudici osservano i dibattiti.

Marta Innocenti
Assedio
2021
52’
L’Assedio esplora il folle rituale collettivo e trasgressivo che ogni anno attira oltre 200.000 spettatori nei campi circostanti l’Autodromo del Mugello durante il Gran Premio d’Italia di MotoGP. Il film indaga la tensione tra la libertà dell’infrazione delle regole e i limiti imposti dalle alte barriere che delimitano il circuito.

Ugo La Pietra
Il monumentalismo
1974
Film 16 mm, b/n, sonoro, 13’
Il documentario, girato presso la Stazione Centrale di Milano, utilizza questo edificio come modello per dimostrare che nell’ambiente urbano contemporaneo quasi sempre non esiste una relazione tra spazio e uso dello stesso, evidenziando lo “scollamento” tra architettura e dinamiche umane vitali.

Ugo La Pietra
Interventi pubblici per la città di Milano (Paletti e catene)
1979
Ed. Triennale di Milano, film 16 mm, colore, sonoro, 4:3, 6’29’’
L’opera video è una critica metaforica alla stagnazione progettuale di Milano alla fine degli anni ‘70. La Pietra riprende oggetti ed elementi stradali – dissuasori, paletti e catene – come simbolo di una città che non supera le proprie soglie e non produce progetti urbani significativi.

Ugo La Pietra
La riappropriazione della città
1977
Ed. Centre Georges Pompidou (Parigi), film 16 mm, b/n e colore, sonoro, 4:3, 29’41’’
“Abitare è essere ovunque a casa propria” è la frase con cui La Pietra inizia l’opera. Attraverso un’analisi antologica e provocatoria, l’artista decodifica le periferie e gli spazi autogestiti (come gli orti urbani), denunciando la trasformazione della città in un “ristorante a cielo aperto” dove il commercio e il turismo sottraggono spazio alla vita collettiva libera. L’obiettivo è restituire agli individui la capacità di modificare il proprio ambiente, trasformando lo spazio pubblico in un’estensione della personalità privata.

Ugo La Pietra
La grande occasione
1973
Ed. Triennale di Milano/Abet Print, film 35 mm, b/n, sonoro, 4:3, 13’42’’
Realizzato in occasione della XV Triennale di Milano, il film è stato girato all’interno della Triennale che, vuota, esprime la carica di tensione e di attesa di un artista di fronte alla sua “grande occasione”, chiamato finalmente ad esprimersi attraverso una grande mostra in un luogo istituzionale.

Ugo La Pietra
La ricerca della mia identità
1974
Film 16 mm, b/n, sonoro, 8’
Il film è stato realizzato attraverso la successione di immagini del viso di la Pietra dal 1938 al 1974, continuamente confrontate con l’immagine del momento (1974). Attraverso questa successione si ha così la sensazione che per trentasei anni la Pietra abbia affannosamente e lentamente tentato di raggiungere un “modello finale” (il suo volto del 1974).

Ugo La Pietra
Per oggi basta! (il Commutatore)
1974
Film 16 mm, b/n, sonoro, 14’
Il film esprime le difficoltà che l’artista incontra ogni qual volta tenta delle strade al di fuori di un sistema prestabilito. Questo concetto viene rappresentato attraverso la realizzazione e l’uso di uno strumento (Il Commutatore, 1970) con il quale è possibile, per fasi successive, superare la fisicità urbana e proiettarsi verso il “vuoto”.

Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini
Alphabet. The space between us and the unkown
2021
29’03’’
Il film nasce da una riflessione sull’eredità della Guerra Fredda sulle comunità della diaspora asiatica in Occidente, mettendo al contempo in discussione il rapporto personale degli artisti con la comunità vietnamita di Berlino, composta da due gruppi di persone arrivate da un Paese diviso in un Paese diviso, e pertanto particolarmente simbolica di questa eredità. Mettendo in scena la loro esperienza come genitori adottivi italiani di una figlia e un figlio nati in Vietnam, gli artisti esplorano l’intersezione tra appartenenza, parentela, storia, memoria e politiche identitarie. Il film documenta una performance nello spazio urbano, viaggiando su una piccola barca, gli artisti e la loro famiglia trascorrono una giornata intima nello spazio pubblico, navigando nel traffico cittadino di Berlino alla ricerca di un luogo immaginario in cui le vite di coloro che sono stati divisi dalla storia potrebbero idealmente incontrarsi.

Ode de Kort
Tra le Righe, (nasce)
Installazione video site-specific
Courtesy dell’artista
Tra le Righe, (nasce) è un’installazione video site-specific che si compone di quattro schermi disposti in sequenza, uno accanto all’altro, collocati al centro di due parentesi. Il video presenta tre differenti contesti, messi in relazione tra loro da stivali di gomma nera, materiale con cui l’artista lavora da diversi anni. Nell’oscurità ogni cosa sembra galleggiare. Attraverso giochi di riflessi, gli stivali affiorano sullo schermo o vengono indossati da corpi che nuotano, alternandosi a primi piani di una superficie in gomma che sembra custodire o generare una nuova forma di vita. Il lavoro nasce dall’esperienza della piscina, tradizionalmente scandita da corsie, linee che rimandano tanto alla scrittura e alla leggibilità quanto al movimento e alla direzione dei corpi che le attraversano. L’artista costruisce uno spazio intermedio in cui le immagini evocano l’origine, la cura, la crescita e ciò che ancora non è presente, creando una tensione tra ciò che prende forma tra le righe – l’immaginato e il possibile – e il corpo fisico.

Michele Di Stefano
Surplace Radio
Performance
Ph. Lorenza Daverio,
Surplace Radio è una performance che assume la forma di una trasmissione radiofonica: da una postazione temporanea, Michele Di Stefano veste i panni del conduttore e presenta un palinsesto di novità discografiche e immaginari etnomusicali, costruito a partire da L’altro Hotel, suo progetto discografico. L’opera nasce da una vasta raccolta di memo vocali registrate dall’artista in giro per il mond. Suoni localizzati, frammenti ambientali e momenti di esperienza personale vengono rielaborati in brani di musica «situazionata».Seguendo i codici del giornalismo musicale, Di Stefano introduce improbabili artisti e brani; ne racconta le origini, le tecniche di registrazione e gli aneddoti attraverso ricostruzioni tanto plausibili quanto inventate. Teorie immaginarie come la placed music e la accanto theory evocano forme di ascolto non selettivo, in cui il suono si manifesta accanto a chi ascolta, senza necessariamente catturarne l’attenzione. Ne emerge una geografia sonora in cui luoghi distanti, paesaggi e situazioni quotidiane si sovrappongono, mentre realtà e finzione si confondono.
Le opere

Florence Lazar
125 hectares

Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini
Alphabet. The space between us and the unkown

Thomas Hirschhorn
Deleuze Monument

Valentina Berardinone
Eventi

Ugo La Pietra
Il monumentalismo

Uriel Orlow
Imbizo Ka Mafavuke (Mafavuke’s Tribunal)

Ugo La Pietra
Interventi pubblici per la città di Milano (Paletti e catene)

Ila Bêka, Louise Lemoine
Koolhaas Houselife

Marta Innocenti
L’Assedio

Edizioni Brigantino
La cucina di Olivia

Ugo La Pietra
La grande occasione

Ugo La Pietra
La riappropriazione della città

Ugo La Pietra
La ricerca della mia identità

Randa Maroufi
Le Park

Jordi Colomer
Medina – Parkour

Meriem Bennani
Party on the CAPS

Ugo La Pietra
Per oggi basta! (il Commutatore)

Cem A.
Spoken Panorama

Michele Di Stefano
Surplace Radio

Ode de Kort
Tra le Righe, (nasce)
Programma
-
–
Opening XVI edizione
Apertura della XVI edizione del Festival Preferiremmo andare fuori strada presso le sedi Cartoleria e Tipografia Bonvini 1909 (Via Tagliamento, 1, 20139) e Fondazione Galleria Milano (Via Arcivescovo Romilli, 7, 20135).
Ingresso libero
-
–
Talk
Presentazione del libro “Nel giorno più piccolo del mondo”
In occasione dell'inaugurazione dell'installazione "La cucina di Olivia", dove le opere di Lucia Pescador incontrano le pratiche di Edizioni Brigantino, presso lo spazio che accoglie l'intervento adiacente a Bonvini 1909 è in programma la presentazione del libro "Nel giorno più piccolo del mondo", sulla mostra di Lucia Pescador del 2014 che ha inaugurato l'inizio dell'attuale attività di Bonvini 1909. Il talk vedrà un dialogo tra l'artista Lucia Pescador, la curatrice Marta Sironi, il duo artistico Edizioni Brigantino e il direttore di Bonvini 1909 Roberto Di Puma.
Ingresso libero
-
–
Opening sede Piscina Mincio
Apertura della sede Piscina Mincio (Via Mincio, 13, 20139 Milano). Il Festival è aperto in tutte le sedi – Fondazione Galleria Milano Cartoleria e Tipografia Bonvini 1909 e Piscina Mincio.
Ingresso libero
-
–
Talk
Talk
Talk con l'artista Ugo La Pietra e il critico d'arte e curatore Marco Meneguzzo
Ingresso libero
-
–
Talk
Talk
Talk moderato da Rita Duina e Tommaso Santagostino in dialogo con la docente e ricercatrice Laura Raccanelli.
Ingresso libero
Orari
Giovedì 19 novembre, h 18:00 – 22:00
Cartoleria e Tipografia Bonvini 1909 e Fondazione Galleria Milano
Venerdì 20 novembre, h 18:00 – 22:00
Fondazione Galleria Milano, Cartoleria e Tipografia Bonvini 1909 e Piscina Mincio
Sabato 21 e domenica 22 novembre, h 11:00 – 22:00
Fondazione Galleria Milano, Cartoleria e Tipografia Bonvini 1909 e Piscina Mincio
Sedi





