EDIZIONE 2019

IL RESTO

Gli interrogativi ruotano attorno al non ancora, all’avvenire, a quello che resta per immaginare uno spazio di azione rivoluzionaria e avviare un atto trasformativo. Il percorso espositivo si sviluppa in ascendenza tra corridoi e scale impregnate della presenza degli studentiE’ nella salita che l’utopia si trasforma in inchiesta e gli artisti  circondati da piastrelle lucide e strumenti di miscelazione, puntano gran parte della posta in gioco sul ribaltamento del punto di vista.   “Più il contenuto dello spettacolo è forte più occorre sviluppare l’aspetto formale”. Nei laboratori di chimica le opere mescolano coppie contraddittorie – eleganza e dettagli repellenti – sdoppiando la percezione visiva. Nella totale effervescenza scenica avviene lo smascheramento. Laura Lamonea, curatrice del progetto.

Biografie artisti
Public program
La sede
Partner

Oli Bonzanigo
AUSATMEN, 2019 | Installazione complessa

Oli Bonzanigo si concentra sulle maglie liquide dell’apparato circolatorio, con il respiro di undici aerosol a nutrimento fisiologico, sviscerato tra i ripetitivi lavabi dell’aula di chimica.  Le lastre incise a mano ricostruiscono le linee energetiche tracciate in un libro di medicina giapponese del ‘700. La concentrazione aumenta con l’issopo, un erba del mediterraneo,  e forse qualcos’altro.

Credits Abbruzzese Studio

Letizia Cariello
Hallenbad Project, dal 2003 al 2019 | Installazione complessa

Hallenbad Project è la testimonianza di una performance realizzata in tre piscine – Milano, Pontresina e Sacca Fisola. L’installazione complessa presenta una meticolosa ricostruzione delle fasi del progetto: i disegni preparatori, il costume da bagno, le bende bianche, le riprese video realizzate dall’artista stessa mentre nuota e dalla troupe che la segue camminando con l’attrezzatura lungo i bordi della vasca. Nei ritratti fotografici ci appare costretta ma autorevole nella sua pesante armatura. L’installazione sonora – una riproduzione della piscina nello spogliatoio femminile della scuola – ci introduce in uno spazio mentale galleggiante all’interno del quale percepiamo l’eco del movimento delle braccia e del respiro dell’artista. Il tempo è misurato dal ritmo del respiro. Il gesto coniuga spontaneità e precisione, mostrando l’inseparabile relazione corpo mente. In lei ritroviamo l’essenza del fatto drammatico: la dimensione esistenziale che Letizia Cariello ci presenta attraversa i secoli, non ha collocazione temporale, trae ritmo dal battito cardiaco e motivazione dall’impulso interiore.

Credits Tea Mikic
Credits Abbruzzese Studio

Giulio Frigo
Medusa, 2019 | Installazione complessa

Pece algoritmica si frappone tra noi e la città. Sulla grande vetrata dell’aula di chimica una massa vischiosa nera sembra espandersi senza una direzione precisa. Mi viene subito in mente la nuvola che provoca allucinazione dell’Eternauta, il fumetto  di fantascienza del ’57.   
Attraversano la stanza SCROLL sospesi, sono simili a filamenti di DNA, al serpente infinito che si morde la coda. Il percorso creativo dell’artista prosegue la direzione intrapresa nel corso degli anni precedenti, intenta a dare una forma a concetti astratti attraverso un processo di materializzazione percettiva e visiva.

Credits Tea Mikic

Caterina Gobbi
LIPS (Lost in Plain Sight), 2019 | Installazione complessa

Caterina Gobbi presenta un’installazione complessa composta da video ed elementi scultorei, servendosi dello stucco e della sua velocità di rappresa come forma di resistenza all’oppressione ideologica.
LIPS è la nuova produzione di Caterina Gobbi,  progettata durante il periodo di residenza presso il laboratorio di Restauro di Palazzo Abatellis a Palermo e realizzata tra le montagne di Courmayeur.
Nella piccola stanza dei bagni femminili della scuola, proprio come fosse un invito a entrare nell’installazione, incontriamo il corpo e la voce di Caterina. L’opera video suddivisa in cinque capitoli, ognuno dei quali prende il titolo dalle fasi della metamorfosi delle rocce, è un montaggio di filmati realizzati dal 2013.

Credits Tea Mikic

Evangelia Kranioti
Exotica, Erotica, Etc, 2015 | Video HD, 73′

Evangelia Kranioti, dopo aver trascorso mesi su una flotta di navi mercantili, consegna a noi spettatori il movimento del mare e quel  bisogno di mitizzare l’altro da sé. Exotica, Erotica, Etc è un film sulla gente di mare, girato tra il 2011 e il 2014, periodo in cui si è imbarcata su venti navi mercantili. Da sola, senza la sua troupe, ha filmato oltre 450 ore di riprese che sono confluite nella realizzazione del documentario, proiettato per la prima volta al Forum dell’edizione della Berlinale del 2015.

Credits Abbruzzese Studio

Cecilia Mentasti
All the time I wasted with you ain’t ever been a wasted time, 2019 | Intervento site specific

Cecilia Mentasti si insinua negli interstizi delle pareti della scuola, ricopre con strati di stucco le crepe, destrutturando nella sua essenzialità l’ordine compatto delle cose assunte.  L’intero percorso espositivo è silenziosamente complice dell’intervento dell’artista, la quale sembra medicare lo spazio nelle sue crepe e ferite del tempo, ora risanate da materiale lucente come il marmo. La tecnica si coniuga alla ricerca dell’artista per la delicatezza, il fascino e la discrezione che la caratterizzano.

Credits Tea Mikic

Enrique Ramirez
Los durmientes, 2014 | Film 4K, 16′.01”

L’installazione Los durmientes esposta per la prima volta al Palais de Tokyo di Parigi affronta un episodio della dittatura Cilena: le vittime, alcune delle quali sono ancora vive, furono gettate in mare da elicotteri legati a traversine ferroviarie. Il titolo in spagnolo significa sia addormentati che traversine ferroviarie.

Credits Abbruzzese Studio

Punto de fuga al profundo horizonte, 2019 | Video HD , 4’31”

Punto de fuga al profundo horizonte è una ripetizione ma anche un atto di resistenza. Simboleggia la resilienza del mondo. Questo video non rappresenta solamente il mare nel suo senso letterale, ma te, me, l’altro, l’amico, lo sconosciuto, l’“altro” mondo che i mass media stanno abbandonando per mancanza di interesse, è l’immigrato, la persona senza un luogo a cui tornare, la nave affondata, i silenzioso lamento della terra quando incontra il mare.

Credits Abbruzzese Studio

Teresa Sala
Mi vedi?, 2019 dal film Non è amore questo | Video HD, 33’30”

Mi vedi? È il titolo dell’opera di Teresa Sala frammentata in un’installazione multischermo; il film racconta la storia sessuale e sentimentale di Barbara, una donna con disabilità.
L’installazione complessa Mi Vedi? nasce dal film Non è amore questo, una narrazione intima della vita di Barbara. Entriamo nella sua quotidianità  attraverso i suoi ricordi e i suoi desideri, senza censure.

Credits Abbruzzese Studio

Thadeusz Tischbein
Atlas of the wounded buildings, 2016 | Sculture e video HD, 12’56”

L’artista cammina in una città. Poco importa dove sia, in Europa, in una delle tante strade in cui neanche un secolo fa gli edifici erano distrutti dai bombardamenti e segnati dalla guerra. Sta cercando proprio queste tracce, provando a leggere le costruzioni come se fossero un libro, a guardarle come se fossero un documentario. Le testimonianze, però, vanno scomparendo, non soltanto perché chi visse quei momenti non c’è più ma anche perché i segni, che a volte si credono indelebili, vengono rimossi o trascurati. Gli edifici sono stati ricostruiti, ristrutturati, intonacati, imbiancati. I fori dei proiettili si scorgono a malapena. Eppure raccontano di un passato che non è remoto, anzi, e dovrebbero destare l’attenzione su ciò che potrebbe accadere di nuovo, sui corsi e ricorsi della storia. Suggeriscono narrazioni, sono una macchina del tempo.

Credits Abbruzzese Studio

Land Shape #1, 2019 | Video HD, 4’50”

Osserviamo attraverso gli occhi di una macchina: linee, rettangoli, quadrati. Una visione di campi di grano che rivela forme geometriche e descrive un paesaggio che è stato allontanato dalla “natura”. Vediamo anche: bellezza, precisione, distruzione. Attraverso una veduta a volo d’uccello, Thadeusz Tischbein esamina ciò che queste informazioni visive possono dirci sul rapporto tra il paesaggio e il suo utilizzo, su un mondo a misura di macchina, sull’impulso di metterlo in ordine.

Credits Abbruzzese Studio

Driant Zeneli
Who was the last to have seen the Horizon, 2018 | Video HD, 6’15”

Il lavoro di Driant Zeneli parte dalla ridefinizione dei concetti di fallimento, utopia e sogno. Con sferzante ironia, i suoi video narrano storie ambientate in spazi infiniti e senza confini, così come non ne possiedono le aspirazioni e i sogni che le abitano. Lo sguardo dei personaggi di Driant Zeneli, e con loro quello dello spettatore, è sempre rivolto verso l’alto, teso verso il tentativo dell’altrove e l’esplorazione dell’ignoto.

Credits Tea Mikic

Those who tried to put the rainbow back in the sky, 2012 | Video HD, 7’50”

In Those who tried to put the rainbow back in the sky un arcobaleno crolla dal cielo sull’imbarcazione su cui si trovano i tre personaggi del video. L’arcobaleno è il simbolo dell’utopia della costruzione di una società, e metafora di democrazia e di valori condivisi. Infatti, ciò che interessa a Zeneli è l’aspetto umano degli accadimenti. La sua ricerca, carica di forza immaginifica, dialoga con eventi storici, politici e con l’attualità.

Credits Tea Mikic

Too late, 2008 | Video, 01′

In Too Late l’ombra proiettata sul terreno rappresenta l’irrazionale tentativo umano di misurarlo, controllarlo e forzarlo. L’impossibile e le imprese paradossali, destinate a un fallimento tutt’altro che inefficace, sono per Driant Zeneli occasione di ribellione alla logica della funzionalità.

Davide Zulli
After Unknown Journeys, 2019 | Installazione

Affascinato dai racconti di Drexciya e altre civiltà leggendarie, Davide Zulli conduce la sua pratica artistica come un archeologo che opera tra realtà e finzione. After Unknown Journeys presenta uno stratificarsi e mescolarsi di elementi contrastanti, da un lato delle tele le cui scritte rappresentano un gesto di aggressività, la volontà di ribellarsi ad un sistema oppressivo che si riduce ad azione distruttiva e manifestazione dell’ego; dall’altro la materialità dei calchi e il loro essere connessi alla ricerca meticolosa dell’artista, volta a trovare un punto di equilibrio. I calchi ricavati da oggetti artificiali e naturali, reali e provenienti dal futuro, creano una commistione tra temporalità diverse, tra natura e tecnologia, consentendo di immaginare qualcosa che può andare al di là del futuro dettato dallo stato attuale delle cose.

Credits Abbruzzese Studio

Ghost track, Lino Palena
The day I took lithium and shaved my head, 2019 | Film