Vai al contenuto

Never Ground

Milano, 28 – 30 novembre 2025

Dal 28 al 30 novembre 2025, Video Sound Art Festival torna con la XV edizione intitolata Never Ground: un traguardo importante che segna quindici anni di attività nella produzione e promozione dell’arte contemporanea.

Il Festival riconferma la sua vocazione a esplorare la relazione tra l’arte contemporanea e luoghi di esposizione lontani dai circuiti ordinari, scegliendo un nuovo contesto espositivo della città di Milano: i Magazzini Raccordati, nei tunnel della Stazione Centrale.

La sede si connette profondamente al tema della XV edizione: il sottosuolo inteso come luogo fisico e come soglia simbolica, metafora delle voci che nel corso della storia sono state sommerse dalle strutture del potere, una porta per discese iniziatiche, un luogo di metamorfosi.

Il Festival prende il titolo dalla nuova opera di Natália Trejbalová, Never Ground, prodotta da Video Sound Art e realizzata grazie al sostegno del programma Italian Council promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, e che entrerà a fare parte della collezione di Museion (Bolzano).
Come una cassa di risonanza, il festival ne amplifica e approfondisce le implicazioni teoriche, articolandole attraverso differenti espansioni tematiche.  Le più recenti ricerche scientifiche mostrano come la vita possa adattarsi a condizioni estreme, spingendo a riconsiderare i limiti stessi dell’esistenza. Ecosistemi sotterranei, batteri resilienti, forme di vita che sfidano la nostra comprensione: esplorare le profondità della Terra significa anche aprirsi alla possibilità di nuovi modelli biologici, forse persino a indizi su altre forme di vita nell’universo. 

In dialogo con Natália Trejbalová, il Festival presenta le opere di Adele Dipasquale, Nicoletta Grillo e Andrea Mauti.


Natália Trejbalová
Never Ground

Natália Trejbalová, Never Ground, Full HD video, colore, suono, 17 min., 2025. Realizzato grazie al supporto del programma Italian Council (2024).
Installation view, Never Ground, XV edizione Video Sound Art Festival, 2025, Magazzini Raccordati, Tunnel della Stazione di Milano Centrale. Ph. Francesca Ferrari

Leggi di più

Never Ground è un’opera video ispirata a racconti fantascientifici sul mondo sotterraneo e alle più recenti scoperte scientifiche che connettono l’esplorazione speleologica all’esplorazione spaziale.  Il video si presenta come un loop ininterrotto che raffigura una discesa e una risalita attraverso le viscere di un corpo celeste tracciando un potenziale viaggio spazio-temporale tra la Terra e i passaggi sotterranei di un altro pianeta.
In Never Ground si fondano insieme ecosistemi reali e scene costruite in studio ispirate alla realizzazione degli effetti speciali nei film di fantascienza pre-digitali che prevedono la costruzione di ambientazioni in miniatura e l’uso di props. La ricerca di Trejbalová sulle immagini in movimento è strettamente connessa alla sua pratica scultorea, parte centrale nella costruzione dell’immaginario cinematografico. Le sculture realizzate dall’artista diventano i set del film, testimoniando un processo di trasformazione della materia in immagine.Il video ripercorre la struttura del romanzo di Jules Verne Viaggio al centro della Terra (1864), in cui i protagonisti attraversano l’interno del pianeta, penetrando nelle sue viscere tramite un vulcano islandese e uscendo da quello di Stromboli. Il racconto ottocentesco anticipa così concettualmente quello che le tecnologie future avrebbero portato all’umanità ovvero la connessione tra due punti del pianeta tra di loro distantissimi. I sistemi sotterranei, in particolare i tubi lavici presenti sia sulla Luna che su Marte, sono diventati negli ultimi anni oggetto di grande interesse scientifico, poiché potrebbero essere i primi spazi in grado di ospitare futuri insediamenti umani. D’altra parte, i recenti sistemi di grotte terrestri scoperti ospitano organismi che si sono evoluti in condizioni così particolari da offrire indicazioni sulle possibili forme di vita in ambienti extraterrestri.  Affrontare il tema del sottosuolo significa confrontarsi con una serie di questioni contemporanee cruciali: il suolo su cui camminiamo ospita la maggior parte della fauna del nostro pianeta e, allo stesso tempo, le vestigia di civiltà umane scomparse. Scavare ci consente di accedere a un tempo remoto, persino a un tempo profondo: è quanto avviene con l’estrazione di minerali e idrocarburi, da cui dipende la sopravvivenza del sistema capitalistico. Eppure, come esseri umani, siamo abituati a percepire solo la superficie visibile del nostro pianeta, quasi come se abitassimo su un piano infinito.

Il progetto è realizzato grazie al sostegno del programma Italian Council (2024) promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Scopri di più qui.

Natália Trejbalová, Never Ground, 2025, Full HD video, colore, suono, 17’.
Direttore della fotografia: Matteo Pasin, Andrea Pocorobba. Editing: Natália Trejbalová, Valeria Corà. Musiche, mix e mastering: Giuseppe Ielasi. Improvvisazioni vocali: Adele Altro. Produttori: Laura Lamonea, Alma Malara, Federica Torgano. Colorist: Matteo Finazzi. Assistente alle luci: Stefano Trombetta. Immagini di sfondo CGI: Diego Zuelli. Title design: Gloria Favaro. Courtesy dell’artista. Prodotto grazie al sostegno del programma Italian Council (2024).

Natália Trejbalová, a deep crack, the fall through and the descent into the abyss, 2024, polistirolo, inchiostro acrilico, sabbia, argilla, materiali vari, dimensioni variabili. Courtesy dell’artista. Prodotto grazie al sostegno del programma Italian Council (2024).
Natália Trejbalová, Travelling without moving, 2024, paraffina, inchiostro acrilico e materiali vari, vasca di ferro, 90 x 50 cm
Natália Trejbalová, accelerando, 2022-2025, paraffina, cera d’api, inchiostro acrilico, cristallizzazioni di sale, luce LED e materiali vari, stand di ferro, 110 x 140 cm
Natália Trejbalová, Fantastic Voyage pt.1-3, 2025, paraffina, cera d’api, inchiostro acrilico e materiali vari, stand di ferro, 35 x 140 cm


Adele Dipasquale
Spirits Talks

Adele Dipasquale, Spirits Talks, 2022 – 2025, installazione multicanale, pellicola super 16mm scansionata in 2K, 5’ in loop con Cristina Lavosi, Angelica Venturini e Adriana Marineo. Suono: Marco Segato. Montaggio: Benedetta Marchiori. Assistenti: Cristina Lavosi, Marco Quadri e Adriana Marineo. Film stock: Kodak. Film Processing: Filmwerkplaats Rotterdam, Onno Petersen, Color DeJonghe. Con il supporto di Mondriaan Fonds Voucher nel 2024. Installation view, Never Ground, XV edizione Video Sound Art Festival, 2025, Magazzini Raccordati, Tunnel della Stazione di Milano Centrale. Ph. Francesca Ferrari

Leggi di più

Cosa significa essere un canale per la voce di qualcun altro, incarnarne la voce come durante una seduta spiritica? Se la medianità è una questione di sintonia, allora direi che può essere una modalità privilegiata di conoscenza, di relazione con il mondo e di comunicazione con esso. Ho considerato l’evocazione come una forma di invocazione, un modo per sentirsi in debito con le voci del passato, quelle la cui memoria è stata dimenticata, messa a tacere o soppressa.
Adele Dipasquale

Spirit Talks è un’installazione multicanale che parte da una serie di brevi film in bianco e nero in 16 mm. Il lavoro nasce da un’ampia ricerca sulle figure delle medium del XIX secolo, donne spesso emarginate che, attraverso la pratica medianica, hanno trovato una forma di autodeterminazione economica e simbolica. Alla fine dell’Ottocento, parallelamente alla diffusione della fotografia, si sviluppò un grande interesse per lo spiritismo. All’epoca, molte medium attirarono l’attenzione della comunità scientifica positivista che voleva usare la fotografia come un modo per provare o smentire le evocazioni magiche. Gli scienziati si concentravano sulla materia invisibile – l’elettricità, l’inconscio o gli spiriti – nel tentativo di classificare e nominare l’esistente. Spirit Talks si riappropria delle tecniche dei primi effetti speciali analogici, come la doppia esposizione o il découpage ottico, per produrre presenze spettrali sullo schermo e riconoscere lo storico attrito tra la comunità scientifica positivista e il pensiero magico. La componente sonora, sviluppata in collaborazione con un* artista del suono e l3 performer, esplora  l’uso “improprio” della voce, evocando una dimensione in cui ciò che è stato messo a tacere può essere nuovamente ascoltato.


Andrea Mauti
Esausta

Andrea Mauti, Esausta (Voices Voices), 2025, installazione site specific, rame, ceneri raccolte dalla cottura degli oggetti in argilla, gesso, ossido di ferro, terra del Parco della Caffarella (Roma), carbone, essenza di finocchio prodotta dall’artista, vapore. Installation view, Never Ground, XV edizione Video Sound Art Festival, 2025, Magazzini Raccordati, Tunnel della Stazione di Milano Centrale. Ph. Francesca Ferrari

Leggi di più

Il rito etrusco dell’aurispica consisteva nel leggere le viscere degli animali, di solito pecore, attraverso l’estrapolazione dell’intestino e del fegato per creare un legame carnale con il mondo dell’aldilà. L’opera Esausta (Voices Voices) risveglia ricordi collettivi in cui la morte è condanna e repressione, ma anche entità silenziosa che continua ad abitare gli spazi.  Esausta, è sinonimo di un corpo mortifero che respira, consumato dal dolore, vuoto come i tubi da cui permea lo spettro gassoso dell’essenza del finocchio che si espande in tutto lo spazio. Il ricordo dei morti è vissuto attraverso l’esperienza dell’olfatto, un mezzo invisibile in grado di attivare e ricordare eventi traumatici. Nel testo di Michela Zucca, Donne deliquenti la parola “finocchio”, che oggi è usata in modo improprio e per deridere l’orientamento sessuale, deriva dalle pratiche di impiccagione delle donne considerate streghe, mentre i corpi degli uomini omosessuali venivano usati per bruciare le donne condannate.
Dopo l’impiccagione, i corpi venivano cosparsi con dei semi di finocchio in modo tale da rimuovere l’odore di putrefazione e di bruciato. L’opera si presenta come una creatura intestinale e robotica, i cui materiali assorbono l’essenza diffusa, creando un momento rituale collettivo di ricordo di corpi, identità e specie che non esistono più ma che continuano ad infestare ed essere vive nella loro assenza corporea.


Nicoletta Grillo
Orizzonte

Nicoletta Grillo, Orizzonte, 2025, installazione site specific, stampa a getto di inchiostro su plexiglass, pennarello su plexiglass, 24 x 1296 cm.
Installation view, Never Ground, XV edizione Video Sound Art Festival, 2025, Magazzini Raccordati, Tunnel della Stazione di Milano Centrale. Ph. Francesca Ferrari

Leggi di più

Orizzonte è un’installazione verbo-fotografica che ritrae luoghi della Calabria tirrenica caratterizzati da movimenti di materia e persone tra terraferma e mare.L’opera si compone di trentasei fotografie disposte in sequenza continua, come un’unica pellicola di luce,  in dialogo con l’architettura dello spazio espositivo. Su ogni immagine si sovrappone una scritta tracciata a mano con pennarello, che trascrive un passo del romanzo  Il male oscuro di Giuseppe Berto.  Lo scrittore veneto ha abitato per anni a Capo Vaticano – un punto panoramico da cui sono realizzate alcune fotografie dell’installazione. Berto riflette sulla paura di attraversare il mare, in un modo che sembra alludere al superamento dei propri limiti, e dunque conclude osservando le luci dall’altra parte della costa, verso la Sicilia. Le fotografie ritraggono diverse topografie scavate, dove il sotterraneo diviene visibile: una cava di sabbia, poi riconosciuta come geosito di fossili marini; una chiesa scavata nella roccia da un gruppo di marinai come ex voto per scampato naufragio; grotte rupestri, anticamente depositi di grano lungo rotte di trasporto, e poi dimore di pietra. Vi sono anche topografie emergenti da cui la materia viene alla luce, come i due vulcani Stromboli e Etna, i cui movimenti hanno segnato il territorio, e il porto di Gioia Tauro, snodo di merci lungo la linea di costa.  Nata nel contesto della ricerca visiva per il progetto video Oltremare (2025), l’installazione diventa una fabulazione topografica che connette i diversi piani di un territorio in trasformazione, in cui l’immagine si fa testo e il testo si fa paesaggio.


Public Program

Il Public Program della XV edizione del festival,  a cura di Stella Succi, propone un calendario di incontri, talk e presentazioni aperti al pubblico, uno spazio di dialogo e sperimentazione speculativa, attraversando le connessioni tra arti, filosofia e scienza per ampliare e condividere i processi di ricerca alla base dei progetti in mostra.

Nella giornata di Sabato 29 novembre, si sussuegono tre interventi. Il primo incontro riunisce il filosofo Paolo Pecere, la curatrice Barbara Casavecchia e l’artista Luca Trevisani in una conversazione sul rapporto tra arti e sottosuolo nel tempo, dalle forme d’espressione preistoriche alle pratiche e gli immaginari contemporanei. Il secondo talk coinvolge lo speleologo Francesco Sauro, la microbiologa Martina Cappelletti e l’artista Natália Trejbalová. A partire dalla ricerca scientifica e dal progetto artistico ed editoriale Never Ground (pubblicato e distribuito da MOUSSE), la discussione affronta il sottosuolo come crocevia tra terrestre ed extraterrestre, tra tempo profondo e futuro. Il programma si completa con un reading performativo con interventi di Altalena, Annamaria Ajmone, Sandra Cane, Ivan Carozzi, Attila Faravelli, Frankenstein, Medusa e Murmur in un intreccio di voci e suoni che evocano le molte forme della profondità.



Presentazione del progetto vincitore dell’Open Call 2025

Dialoghi dal sottosuolo è il titolo dell’Open Call lanciata da Video Sound Art in vista della XV edizione del festival, a cura di Francesca Colasante in collaborazione con Pollinaria e TAB | Take Away Bibliographies.
In linea con le tematiche del festival, la call ha invitato artisti, creativi e ricercatori a partecipare a una residenza dedicata all’esplorazione del sottosuolo, inteso come spazio simbolico e reale.

Il progetto vincitore, TUNING FOR RELATIONSHIPS. Pratiche di speleologia somatica di Sofia Salvatori, esplora le potenzialità percettive del corpo nel rapporto con ambienti ipogei, attraverso esercizi di ascolto e sintonizzazione con le profondità del suolo. Venerdì 28 novembre, in occasione dell’opening del festival, Sofia Salvatori condivide gli esiti del progetto in dialogo con Francesca Colasante, curatrice dell’open call, e Rita Duina, che presenta la nuova fanzine di TAB | Take Away Bibliographies, insieme a Letizia Scarpello per Pollinaria.

La pubblicazione, concepita come una narrazione aperta, intreccia immagini, appunti e riferimenti teorici, diventando estensione e traccia del processo di ricerca collettivo. La mattina di sabato 29 e domenica 30 novembre, Sofia Salvatori guida inoltre un workshop in cui i partecipanti sono invitati a “scendere” con i propri corpi, in un’esperienza che partendo da una pratica eco-somatica richiama quella speleologica: un movimento di ascolto, scioglimento e abbandono della verticalità, per percepire lo spazio in maniera inedita. 

XV edizione Video Sound Art Festival
Never Ground
28 – 30 novembre 2025

Foglio di sala
Public Program
Open Call 2025

Tunnel della Stazione di Milano Centrale
Magazzini Raccordati, Milano
Via G. B. Sammartini, 38


Progetto realizzato grazie al sostegno del programma Italian Council (2024) promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Con il contributo di:
Comune di Milano
8 per mille Chiesa Valdese



Soggetto di rilevanza regionale
Regione Lombardia


Direzione artistica e curatela
Laura Lamonea

Public Program a cura di
Stella Succi

Open Call a cura di 
Francesca Colasante

Comunicazione e sviluppo
Francesca Mainardi, Federica Torgano 

Produzione
Lino Palena

Educazione
Tommaso Santagostino, Thomas Ba

Ufficio stampa 
Sara Zolla

Identità grafica
Gloria Favaro, Nicola Narbone