Lettura performativa

Appositamente per Rythmòs, Aivazian ha realizzato un intervento a metà tra performance e talk, con la preziosa collaborazione del musicista turco Murad Içlinalça.
L’artista prende spunto da due lavori: To Be Human, O Mountain! (2017), dove dei cantori intonavano frammenti di brani carcerari, tracce dello sradicamento nella tradizione musicale, come nel paesaggio; e Wavy is the Sea, Momma (2015), che rifletteva sul canto monofonico della liturgia armena e sul suo rapporto con l’identità culturale turca.
I confini tra uomo e natura, paesaggio e architettura, memoria e storia, diventano flebili e si confondono evocativamente nell’intervento dell’artista, facendo emergere le tematiche chiave della mostra.
“Ho pensato a tre luoghi dove la musica è stata storicamente prodotta e catturata: la chiesa, il campo e la prigione. Luoghi di culto collettivo, di coltivazione (o lavoro collettivo) e di incarcerazione (o punizione collettiva). Potrei anche dirlo in un altro modo… Luoghi dove le persone si riuniscono per essere in contatto diretto con il cielo, con la terra e per scavare e andare sottoterra. Questi sono anche i luoghi dove gli etnografi hanno cercato di raccogliere e conservare le tradizioni musicali che consideravano in pericolo a causa delle trasformazioni portate dalla modernità. Solo che la figura stessa dell’etnografo è un prodotto di questa stessa modernità.” Haig Aivazian.