Esausta (Voices Voices)

Il rito etrusco dell’aurispica consisteva nel leggere le viscere degli animali, di solito pecore, attraverso l’estrapolazione dell’intestino e del fegato per creare un legame carnale con il mondo dell’aldilà. L’opera Esausta (Voices Voices) risveglia ricordi collettivi in cui la morte è condanna e repressione, ma anche entità silenziosa che continua ad abitare gli spazi. Esausta, è sinonimo di un corpo mortifero che respira, consumato dal dolore, vuoto come i tubi da cui permea lo spettro gassoso dell’essenza del finocchio che si espande in tutto lo spazio. Il ricordo dei morti è vissuto attraverso l’esperienza dell’olfatto, un mezzo invisibile in grado di attivare e ricordare eventi traumatici. Nel testo di Michela Zucca, Donne deliquenti la parola “finocchio”, che oggi è usata in modo improprio e per deridere l’orientamento sessuale, deriva dalle pratiche di impiccagione delle donne considerate streghe, mentre i corpi degli uomini omosessuali venivano usati per bruciare le donne condannate.
Dopo l’impiccagione, i corpi venivano cosparsi con dei semi di finocchio in modo tale da rimuovere l’odore di putrefazione e di bruciato. L’opera si presenta come una creatura intestinale e robotica, i cui materiali assorbono l’essenza diffusa, creando un momento rituale collettivo di ricordo di corpi, identità e specie che non esistono più ma che continuano ad infestare ed essere vive nella loro assenza corporea.

