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Andrea Mauti

Esausta (Voices Voices)

2025

Andrea Mauti, Esausta (Voices Voices), 2025 — installazione site specific — rame, ceneri raccolte dalla cottura degli oggetti in argilla, gesso, ossido di ferro, terra del Parco della Caffarella (Roma), carbone, essenza di finocchio prodotta dall’artista, vapore

Il rito etrusco dell’aurispica consisteva nel leggere le viscere degli animali, di solito pecore, attraverso l’estrapolazione dell’intestino e del fegato per creare un legame carnale con il mondo dell’aldilà. L’opera Esausta (Voices Voices) risveglia ricordi collettivi in cui la morte è condanna e repressione, ma anche entità silenziosa che continua ad abitare gli spazi.  Esausta, è sinonimo di un corpo mortifero che respira, consumato dal dolore, vuoto come i tubi da cui permea lo spettro gassoso dell’essenza del finocchio che si espande in tutto lo spazio. Il ricordo dei morti è vissuto attraverso l’esperienza dell’olfatto, un mezzo invisibile in grado di attivare e ricordare eventi traumatici. Nel testo di Michela Zucca, Donne deliquenti la parola “finocchio”, che oggi è usata in modo improprio e per deridere l’orientamento sessuale, deriva dalle pratiche di impiccagione delle donne considerate streghe, mentre i corpi degli uomini omosessuali venivano usati per bruciare le donne condannate.
Dopo l’impiccagione, i corpi venivano cosparsi con dei semi di finocchio in modo tale da rimuovere l’odore di putrefazione e di bruciato. L’opera si presenta come una creatura intestinale e robotica, i cui materiali assorbono l’essenza diffusa, creando un momento rituale collettivo di ricordo di corpi, identità e specie che non esistono più ma che continuano ad infestare ed essere vive nella loro assenza corporea.

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