Atlas of the wounded buildings

L’artista cammina in una città. Poco importa dove sia, in Europa, in una delle tante strade in cui neanche un secolo fa gli edifici erano distrutti dai bombardamenti e segnati dalla guerra. Sta cercando proprio queste tracce, provando a leggere le costruzioni come se fossero un libro, a guardarle come se fossero un documentario. Le testimonianze, però, vanno scomparendo, non soltanto perché chi visse quei momenti non c’è più ma anche perché i segni, che a volte si credono indelebili, vengono rimossi o trascurati. Gli edifici sono stati ricostruiti, ristrutturati, intonacati, imbiancati. I fori dei proiettili si scorgono a malapena. Eppure raccontano di un passato che non è remoto, anzi, e dovrebbero destare l’attenzione su ciò che potrebbe accadere di nuovo, sui corsi e ricorsi della storia. Suggeriscono narrazioni, sono una macchina del tempo.
