L’Archivio del Touring Club Italiano

Fin dalla sua fondazione il Touring Club avvia in parallelo alle proprie iniziative un progetto d’archivio, un programma di costruzione attiva della memoria per orientare il presente e modellare il futuro. Nel 1898 vengono coinvolti fotografi e amatori da ogni regione, in una primissima open call che ci accingiamo a rinnovare, per raccogliere documenti sull’Italia post risorgimentale, ordinarli e trasmetterli. 

L’Archivio del Touring, in questo consiste la sua straordinaria alterità, affianca all’inventario dei materiali prodotti dall’associazione (pubblicazioni, opuscoli, materiali grigi, carte), un’ampissima raccolta di documenti e immagini che soci, fotografi o singoli viaggiatori hanno inviato al civico 10 di Corso Italia in oltre un secolo.

Si tratta di uno dei primi esperimenti di archivio collettivo, combinazione di molte soggettività e molti modi di essere viaggiatore: dal turismo legato agli eventi sportivi (e al ciclismo in particolare), alle osservazioni floro-faunistiche, dai bellissimi profili delle coste italiane che Alberto Porro disegna dalle navi delle Marina, alle vette innevate delle Ande nelle foto del padre missionario De Agostini, passando per i ritratti esotici di Antonio Beato e le controverse campagne in Libia e Albania. 

Alcuni nomi memorabili e un pulviscolo di moltissimi anonimi, che contribuiscono alla raccolta anche solo con una cartolina (ve ne sono conservate oltre 30.000).

Ciò che emerge è un ritratto imperfetto dell’Italia e di molti luoghi nel mondo, attraverso i paesaggi, i corpi, le pratiche e i rituali. Immagini in principio mute sono state poi montate nelle pubblicazioni del Touring, per restituirci una fisionomia del mondo, selezionando, scartando, riscrivendo, talvolta dimenticando. Un processo di montaggio attento, ma pur sempre parziale e prospettico. Quante fisionomie possono ancora emergere da questa raccolta?