OPEN CALL 2020

per artisti, curatori, ricercatori, viaggiatori

in collaborazione con il Touring Club Italiano

OPEN CALL 2020 L’immagine aperta
in collaborazione con il Touring Club Italiano

Dal 2011 Video Sound Art sostiene la nascita di nuove produzioni attraverso percorsi di ricerca, partendo da archivi storici o residenze artistiche. Le opere neonate – con il supporto di esperti artigiani e studiosi –  sono state negli anni presentate al pubblico in contesti espositivi  lontani dai circuiti distributivi ordinari,  con l’intento di mettere alla prova la capacità di adattamento dell’arte all’interno della società: scuole pubbliche, sotterranei come l’ex albergo Diurno Venezia, sale teatrali… Dieci anni di tentativi durante i quali i vincitori hanno partecipato allo sviluppo di modelli di condivisione sociale, rivisitando spazi pubblici, relazionandosi con visitatori casuali o in presenza dei più importanti attori del settore – artisti, galleristi, collezionisti, rappresentanti di istituzioni pubbliche e private. 

In contrasto con la pretesa autonomia dell’arte formale, queste pratiche prevedono l’apertura di un dialogo tra discipline e contesti distanti, sottoposti a una vicendevole ambiguità interpretativa. Ricucire il tessuto relazionale che manca nella realtà è tra gli obiettivi di queste operazioni. 

I lavori selezionati saranno presentati nel mese di novembre presso la Piscina Cozzi di Milano e nasceranno dal prezioso Archivio del Touring Club italiano.


L’Archivio del Touring Club Italiano

Fin dalla sua fondazione il Touring Club avvia in parallelo alle proprie iniziative un progetto d’archivio, un programma di costruzione attiva della memoria per orientare il presente e modellare il futuro. Nel 1898 vengono coinvolti fotografi e amatori da ogni regione, in una primissima open call che ci accingiamo a rinnovare, per raccogliere documenti sull’Italia post risorgimentale, ordinarli e trasmetterli. 

Ciò che emerge è un ritratto imperfetto dell’Italia e di molti luoghi nel mondo, attraverso i paesaggi, i corpi, le pratiche e i rituali. Immagini in principio mute sono state poi montate nelle pubblicazioni del Touring, per restituirci una fisionomia del mondo, selezionando, scartando, riscrivendo, talvolta dimenticando. Un processo di montaggio attento, ma pur sempre parziale e prospettico. Quante fisionomie posso ancora emergere da questa raccolta? 


Storytelling e narrazione visiva

Assemblaggio, détournement, postproduzione, display, sono tutte modalità con cui l’artista iconauta può avvicinarsi all’archivio e costruire nuove narrazioni e contro-narrazioni. 

Un precedente da menzionare è il Mnemosyne Atlas, il monumentale atlante in cui Aby Warburg indaga le “forme del pathos” (Pathosformeln) e il rapporto tra uomo e cosmo dall’antichità greco-romana e orientale al contemporaneo. L’accostamento intuitivo e anacronistico di oltre mille fotografie, organizzate in 82 quadri, restituisce alle immagini la loro dimensione dialettica ed evocativa, stimolandoci a superare l’approccio intellettuale in favore di quello sensoriale e sentimentale. 

La portata estetica ed epistemologica del Mnemosyne Atlas è stata messa in luce dal critico francese Georges Didi-Huberman con due mostre e numerosi contributi e pubblicazioni. Afferma Huberman: “il fatto è che l’immagine aperta attraversa il tempo secondo le modalità dell’impensato, del sintomo, della sopravvivenza: rimozioni e ritorni del represso, ripetizioni e rielaborazioni, tradizioni e anelli mancanti, movimenti tettonici e sismi di superficie” (in L’immagine aperta. Motivi dell’incarnazione nelle arti visive, Bruno mondadori 2008). Questa operazione di “apertura”, che per primo Warburg aveva messo in campo e che Huberman codifica, è la sfida che Video Sound Art Festival e l’Archivio del Touring Club Italiano sottopongono ad artisti e studiosi con questa call.